Introduzione
Nel nuovo millennio le tradizioni e le abitudini di un tempo pian piano stanno sparendo , lasciando il posto ad una vita che tende a ritmi più veloci per risultati più immediati.. Per questo motivo si stanno abbandonando le antiche maestranze, ma non solo…Infatti le tradizioni terziarie, come la coltivazione dei campi ,la pastorizia e tutto quello che riguarda la coltura della terra ,sta scomparendo.Ma c’è rimasto ancora un esempio che è quello della RACCOLTA DELLE CASTAGNE. Nel periodo di Ottobre infatti si entra a far parte di un clima surreale dove tutto è per la raccolta. Le castagne si trovano nei boschi circostanti e la raccolta avviene totalmente con la sola forza delle mani.La castagna rappresenta l’elemento forse fondamentale dell’economia di Canistro. Ogni anno si vendono migliaia di chili di castagne.

Il marchio IGP
La qualità di questo prodotto e la sua importanza nell’economia del paese è rappresentata dal fatto che anche la nostra castagna “Roscetta” insieme alla “Lombardesca” avranno il marchi IGP, cioè l’indicazione geografica protetta-

Il progetto viene portato avanti dalla Comunità Montana “Valle Roveto” e dai comuni interessati , che si pongono come scopo il raggiungimento del marchio IGP. Il risultato potrà dare un impulso di per se positivo per l’economia locale.

Principi nutritivi delle castagne
IL valore calorico di 100gr di castagne equivale a circa 200 calorie.Inoltre la sua composizione rivela la presenza di sali minerali e soprattutto di potassio, seguito da cloro, calcio, sodio, ferro e fosforo.Inoltre possiamo constatare la presenza di vitamine c, B1,B2,PP

Conservazione della castagna
Dopo la raccolta , le castagne si possono degustare a lungo, ma non troppo. Infatti per una lunga conservazione le castagne vanno “CURATE”.Esse vanno “affogate” in un recipiente d’acqua, dopodiché vanno fatte asciugare al sole. Dopo tutto questo le castagne sono “curate” e si possono anche congelare.

Valorizzazione della castanea sativa “Roscetta” della Valle Roveto.
(a cura della comunità Montana “Valle Roveto”)

La Comunità Montana Valle Roveto nell’ambito dei fondi per la Montagna, intende realizzare una serie d’interventi atti a valorizzare e caratterizzare la coltivazione della cultivar roscetta attraverso le certificazioni I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta) regolamentata dal Reg. CEE 2081/92 e di prodotto della montagna ai sensi della Legge 97/94, a questo fine è necessario promuovere la costituzione di un consorzio di tutela tra produttori. Tale consorzio dovrà redigere un disciplinare che norma in maniera chiara ed inequivocabile per la determinazione dell’areale di coltivazione, sulle tecniche di coltivazione e raccolta, conferimento e confezionamento del prodotto, tale da scoraggiare eventuali frodi.

Il Regolamento CEE n. 2081/92 del 14 luglio 1992, relativo alla protezione delle Indicazioni Geografiche e delle Denominazioni di Origine dei prodotti agricoli ed alimentari, costituisce un passo fondamentale nella protezione delle loro denominazioni.

Questo Regolamento costituisce il completamento di un disegno comunitario iniziato da diversi anni fa con i vini le cui Denominazioni di Origine Controllata (D.O.C.) erano state unificate a livello comunitario sotto la sigla V.Q.P.R.D.

Grazie all’introduzione delle D.O.P. e delle I.G.P. si arriva ad interessare tutta la gamma dei prodotti agricoli alimentari che si differenziano per caratteristiche di tipicità e di tradizione.

SITUAZIONE REALE E POTENZIALE PER LA COLTIVAZIONE DEI CASTAGNETI DA FRUTTO NELLA VALLE ROVETO
Per il potenziale sviluppo della coltura della castagna, vanno presi in considerazione i fattori bio-stazionali ed economici della Valle Roveto; tra i fattori stazionali quelli che maggiormente influiscono sono il clima espresso principalmente dalle precipitazioni e temperature, la geopedologia. Fra i fattori economici, grande importanza riveste l’introduzione di tecniche colturali atte ad abbattere i costi di impianto e soprattutto i costi della manodopera per la raccolta. In considerazione del gran valore aggiunto che acquista il prodotto lavorato, la realizzazione di opifici per il trattamento, conservazione e trasformazione del prodotto risulta la condizione essenziale per dare una maggiore redditività alla coltura.

Fattori climatici

Per stabilire le condizioni climatiche della Comunità montana sono stati considerati i due elementi principali del clima: la temperatura e le precipitazioni.

Il regime termometrico della Comunità Montana rientra nel dominio del clima mediterraneo temperato, o meglio si può parlare di un clima temperato caldo con inverno mite.

Precipitazioni

Si può affermare che, nel complesso, il territorio della Valle Roveto rientra in un’area a media intensità pluviometrica.

Geopedologia

L’ossatura dei due versanti della Valle Roveto è costituita quasi esclusivamente da terreni mesozoici, il cui spessore raggiunge ed oltrepassa nelle serie più complete i 3000 metri. Il fondovalle è costituito da sedimenti cenozoici e quaternari.

La grande potenzialità di coltivazione di castagneti nella Valle Roveto è dovuta alla presenza di categorie litologiche – complesso argilloso arenaceo, terre rosse decalcificate, adatte alla sua diffusione.

Il complesso argilloso arenaceo, con una superficie di 8.148 ha, rappresenta il 26,71 % dell’estensione superficiale delle diverse forme litologiche. I sedimenti terrigeni riuniti in questo complesso costituiscono l’intero fondovalle del bacino in esame.

Le argille sono di colore grigio-bluastro in livelli da 2-3 cm fino a 40-80 cm: il tenore di carbonati di calcio varia in genere tra il 20% e il 40%.

Le arenarie sono di colore giallastro o grigiastro in banchi di pochi centimetri. Il cemento è argilloso-calcareo; i granuli sono costituiti da quarzo, feldspati, miche.

Lo spessore della formazione è incerto ma comunque non inferiore ai 500 metri.

Le terre rosse generate dal disfacimento dei calcari per fenomeni carsici, con una superficie di 1.628 ha rappresenta il 5,58% delle formazioni litologiche.

Tale sedimento raggiunge una certa consistenza solamente nel Comune di Capistrello.

La formazione pedologica che si forma su substrato argilloso-arenaceo e del tipo dei “Regosuoli”.

Sono suoli molto profondi e freschi (profondità> 1,20 m) e ricchi di scheletro essenzialmente arenaceo. Tali terreni una volta coltivati, ma ormai da decenni in stato di abbandono, presentano un profilo A-C poco evoluto, tipico degli ex coltivi.

In considerazione delle esigenze ecologiche, il castagno ha una notevole potenzialità di diffusione, infatti, osservando le esigenze edafiche e termopluviometriche si può affermare che esso possa essere diffuso su un’estensione di circa 7.000 ha, contro gli attuali 147, distribuiti nei vari comuni della Comunità Montana.

Comunque ragioni tecnico (meccanizzazione delle operazioni colturali) ed economiche (accessibilità dei fondi) fanno sì che la superficie da considerare debba essere limitata essenzialmente alle stazioni con pendenze non superiori al 20-30% e con buona dotazione di vie d’accesso. A causa di ciò, la superficie reale da considerare dovrà essere pari al 15-20% di quella potenziale, riducendosi, quindi, a circa 1000-1500 ha.

RECUPERO FUNZIONALE DELLE SELVE CASTANILI ESISTENTI PER LA PRODUZIONE DELLA CASTAGNA ROSCETTA

Dopo questa premessa di ordine generale sulle potenzialità territoriali della Valle Roveto ad ospitare nuovi castagneti da frutto e da legno occorre trattare più approfonditamente le metodologie da adottare caso per caso per il “restauro” delle selve castanili esistenti ed il recupero produttivo di quelle eccessivamente degradate dall’abbandono.

Merita sottolineare che il “restauro” delle selve castanili degradate – oltre a rappresentare un’operazione economicamente valida – contribuisce al recupero di alcuni aspetti propri della cultura delle civiltà montane, che trascurati, per molto tempo, potrebbero rischiare di essere dimenticati, anche se l’immagine del castagno come albero da cui trarre innumerevoli benefici sembra essersi conservata nel tempo e nella memoria collettiva.

Simbolo dell’autunno, esso continua ad evocare immagini di natura incontaminata ed al frutto si associa l’idea di genuinità e di prodotto “pulito”, non inquinato da fitofarmaci, elemento che assume oggi grande importanza nella valutazione delle qualità di un bene.

RECUPERO ATTRAVERSO INTERVENTI DI POTATURA

Il recupero mediante potatura va effettuato essenzialmente in presenza di cultivar di pregio molto richieste dal mercato, o quando le condizioni vegetative non sono eccessivamente precarie.

Le tecniche di recupero mediante potatura fanno riferimento ad interventi di potatura di rimonda e alla capitozzatura.

Potatura di rimonda:
consiste in un intervento mirante alla climinazione delle parti morte della chioma, di quelle senescenti e di quelle che presentano attacchi da cancro non cicatrizzati. Questo intervento può assumere tre gradi di intensità:

debole: limitato ai rami di 30 e 40 ordine, le piante dopo la potatura si presentano ancora con la chioma molto articolata, integra nella parte inferiore;

media: i tagli interessano anche i rami di 1~ e 20 ordine, la chioma assume un aspetto mediamente articolato e risulta provvista ancora di branche di 20 e 30 ordine;

forte: riguarda ogni ordine di rami, le piante presentano chiome poco articolate avendo, in prevalenza, solo rami di l~ ordine.

Capitozzatura:
la capitozzatura si ottiene con l’eliminazione totale della chioma per mezzo di un drastico taglio del tronco immediatamente sotto o poco sopra il punto di inserzione delle branche principali.

Qualunque sia il modo con il quale si intende procedere (più o meno intenso) il castagno reagisce con l’emissione di nuovi getti. La letteratura tecnica indica che la reazione alle potature anche di piante secolari è in generale molto soddisfacente. Il castagno specie a cui è riconosciuta un’elevatissima capacità pollonifera, si dimostra molto reattivo anche ai tagli apportati alla chioma. Comunque l’intensità del taglio dà risultati differenti sia nel numero di ricacci che sull’aspetto generale della chioma futura.

Le piante potate rispetto a quelle capitozzate fanno registrare l’emissione di un numero maggiore di ricacci anche se di lunghezza minore. Nelle piante potate la lunghezza dei rami obbedisce alle considerazioni fatte in precedenza, in quanto essa decresce passando dai rami derivanti dal tronco a quelli delle branche di 1~ ordine e, ancora di più per quelli delle ramificazioni più distanti dalla base del fusto.

Le piante capitozzate emettono un numero inferiore di getti rispetto alle piante potate, comunque l’elevata concentrazione di rami in una zona piuttosto ristretta, in prossimità del taglio, conferisce alla chioma un aspetto particolarmente denso, inoltre, le cacciate sono generalmente più lunghe.

RICOSTITUZIONE DI CASTAGNETI MEDIANTE L’INNESTO DI POLLONI O SEMENZALI

I castagneti da frutto derivano dall’innesto di piante originate da seme o di polloni. Questa tecnica antichissima è tuttora l’unica che dà risultati tecnici ed economici validi. Bisogna ricorrere a questa tecnica di recupero quando non è conveniente operare con le potature, come ad esempio la presenza di castagneti molto degradati o castagneti costituiti da cultivar di scarso valore economico.

Questo tipo di intervento si presta meglio quanto è opportuno convertire boschi cedui in fustaie per la produzione di frutti.

La fase più importante, in questa tecnica di recupero, è la scelta dei soggetti da innestare, si tratta di un’operazione da eseguire con cura, poiché da essa dipende la riuscita di un impianto destinato a durare molti anni, per cui le conseguenze di errori iniziali potrebbero manifestarsi a distanza di anni.

Numero di innesti da effettuare
Il numero di innesti deve essere dimensionato tenendo presente che la densità finale di soggetti da frutto, deve oscillare tra un minimo di 80 c max 120 piante /Ha, a seconda della fertilità stazionale, più sarà elevata la fertilità della stazione, minore dovrà essere la densità. Per raggiungere una densità finale ottimale è opportuno dotare l’impianto di un maggior numero di innesti, generalmente fino a tre volte la densità definitiva per gli innesti a spacco, fino a 2 volte per gli innesti a corona, poiché per almeno 5-6 anni dopo l’innesto, si osservano fallanze e anche per avere una maggiore produzione di frutti nel periodo transitorio alla massima produttività dell’impianto.

Intervento di ripulitura
Contemporaneamente alla selezione dei soggetti da rilasciare come portainnesto, è opportuno procedere alla climinazione dalle specie estranee al castagneto e dei polloni in soprannumero. Essendo il castagno una pianta dotata di un grande vigore pollonifero è necessario procedere annualmente alla climinazione dei riscoppi di ceppaia, quando si procederà alla prima raccolta dei frutti, l’eliminazione dei riscoppi andrà a completare le normali ripuliture.

Dopo aver proceduto alla ripulitura, tutti i residui vanno asportati e bruciati con lo scopo di eliminare ramaglie lasciate sul suolo che possono divenire focolai di diffusione del cancro corticale, intralciare le operazioni colturali e al tempo stesso costituire pericolo di incendio.

Scelta della cultivar
Requisito fondamentale per un recupero economico della coltivazione del castagno è quello di selezionare cultivar di pregio da inserire su portainnesti. Le caratteristiche che devono orientare la scelta sono:

– Pezzatura espressa come numero di frutti per Kg.: scegliere cultivar con un numero di frutti per Kg compreso entro max 70;

– Numero semi per riccio:

tale carattere è sotto stretto controllo genetico, per cui oltre alla scelta varietale occorre effettuare una successiva selezione all’interno di essa;

– Introflessioni dell’episperma all’interno dei cotiledoni: evitare

le cultivar con accentuate introflessioni perché squalificano il prodotto rendendolo utile solamente nella fabbricazione di farine;

– Qualità organolettiche:

importantissime per il consumo allo stato fresco del prodotto, di scarso significato se il prodotto deve subire trasformazioni industriali per il collocamento sul mercato (es. marroni glassati).

Concludendo bisogna precisare che il recupero del castagneto da frutto non sempre è ottenuto seguendo rigorosamente l’una o l’altra delle due vie possibili, spesso si ricorre all’adozione di entrambe le tecniche. In un castagneto, generalmente, alcune piante sono ripristinate con interventi di potatura mentre altre sono eliminate e sostituite mediante innesto. Questa soluzione permette di sostituire gradualmente le piante senescenti senza dover rinunciare, per lunghi periodi, ad una certa quantità di produzione, per cui essa ha una particolare validità se messa in relazione alle esigenze della piccola proprietà.